Consensus

 

Da dove si parte?

 

Arimo oggi potrebbe diventare una parola speciale. Un tempo veniva usata quando il gioco di ragazzi si faceva troppo difficile per qualcuno. Ad esempio, quando ci si faceva il solletico, o quando tutti erano contro di te e ti rincorrevano per fermarti e buttarti a terra, qualcuno poteva dire “arimo” ed il gioco si fermava. Tutti si fermavano.

Si respirava, ci si rimetteva apposto e poi, quando l’arimo era finito, si riniziava al grido “fuori arimo”, o “arimortis”.  

Oggi, parlando quotidianamente con i miei pazienti, bambini ragazzi ed adulti, delle fatiche nell’adattarsi a questo mondo concreto e culturale, mi colpisce spesso una comune narrazione che sembra abbracciare i diversi contesti individuali. Mi sembra che vi sia, da parte di tutti, una drammatica dicotomia tra l’esigenza della performance perfetta e il non essere. “O sono perfetto, riconosciuto e ammirato da tutti.... o non esisto!”

Le richieste della società sembrano non lasciare scampo. O si partecipa e si vince, oppure non c’è posto per noi nei vari giochi sociali a cui partecipiamo: la scuola, le relazioni amicali, il rapporto con i social, i rapporti affettivi, i gruppi lavorativi. O si riesce a lasciare il segno nello sguardo degli altri, o il senso di inutilità percepito diventa devastante.

Non sembra esserci più spazio per fermarsi un attimo, per respirare, per sentirsi ed imparare ad ascoltare l’altro. L’insegnamento che traggo ogni giorno dal confronto con le persone che incontro è che il primato della performance individuale e sociale sta diventando, per tutti noi, l’humus ambientale con cui dobbiamo fare i conti quotidianamente, sia che siamo adulti, sia che siamo piccoli e, in parte, indifesi.

Ecco la necessita di un “Tempo dell’Arimo!”. Portare avanti, sviluppare attraverso progetti una riflessione su questi temi è uno degli scopi dell’associazione. Far fare esperienze che consentano di riflettere sull’importanza di fermarsi, di respirare, di sentirsi e sentire l’altro senza essere fuori dai giochi della vita, mi sembra un’idea molto importante da portare avanti. 

Ascoltare se stessi, cercare di comprendere l’altro, cercare di capire il mondo con occhio critico e non solo influenzati dalla visione comune di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato, saranno i punti di partenza, forse utopistici, di ogni progetto possibile.